Letture cattoliche del 4 novembre 2026: Vangelo e meditazione
Le letture della Messa del 4 novembre 2026 raccolgono Scrittura, Vangelo e meditazione in un percorso di ascolto. Leggi con calma e lascia che il Vangelo orienti le scelte e la preghiera.
Celebrazione liturgica: Mercoledì, XXXI settimana del Tempo Ordinario
Riferimento del Vangelo: 14,25-33
Colore liturgico: Verde
Questo spazio aiuta a seguire le letture bibliche cattoliche, approfondire la liturgia e vivere il Vangelo nel quotidiano.
«Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»
Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Prima lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore.
Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita.
Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.
📜 Salmo responsoriale
R/. Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura?
Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza del Signore e ammirare il suo santuario.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.
Alleluia, alleluia. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito di Dio riposa su di voi. Alleluia.
Riflessione
Gesù cammina verso Gerusalemme, dove darà la vita per la salvezza del mondo, e una folla numerosa lo segue. Ma il Signore non si accontenta di un entusiasmo superficiale. Essere discepoli significa camminare dietro al Maestro, imparare da Lui, assumere il suo modo di pensare e di vivere. La strada verso la città della pace diventa così una scuola esigente: chi segue Cristo deve riconoscere che Dio è il primo valore dell'esistenza e che tutto il resto è relativo a Lui.
Per questo le parole di Gesù sono nette. Il discepolo deve amarlo più di ogni legame, perfino più della propria vita. Non si tratta di disprezzare il padre, la madre o gli affetti più cari, ma di amarli in Cristo e non al posto di Cristo. Quando il Signore occupa il primo posto, anche gli altri amori vengono purificati e ordinati. Il seguimento include la croce: portarla non è un ornamento spirituale, ma la forma concreta dell'amore che rinuncia all'egoismo e resta fedele al Maestro. Senza croce non c'è vero discepolato, perché Cristo stesso ha scelto questa via.
Gesù invita anche alla prudenza. Chi costruisce una torre calcola la spesa; chi affronta una battaglia valuta le forze. Così chi vuole essere discepolo deve considerare seriamente ciò che il Vangelo chiede: il distacco dagli averi, la libertà interiore, la disponibilità a perdere per Cristo ciò che impedisce di seguirlo. Questa rinuncia non impoverisce la vita, ma la fonda sulla scelta migliore. Chiediamo una volontà libera, capace di formarsi secondo il modello del Signore e di scegliere ogni giorno ciò che conduce a Lui.
Gesù cammina verso Gerusalemme, dove darà la vita per la salvezza del mondo, e una folla numerosa lo segue. Ma il Signore non si accontenta di un entusiasmo superficiale. Essere discepoli significa camminare dietro al Maestro, imparare da Lui, assumere il suo modo di pensare e di vivere. La strada verso la città della pace diventa così una scuola esigente: chi segue Cristo deve riconoscere che Dio è il primo valore dell'esistenza e che tutto il resto è relativo a Lui.
Per questo le parole di Gesù sono nette. Il discepolo deve amarlo più di ogni legame, perfino più della propria vita. Non si tratta di disprezzare il padre, la madre o gli affetti più cari, ma di amarli in Cristo e non al posto di Cristo. Quando il Signore occupa il primo posto, anche gli altri amori vengono purificati e ordinati. Il seguimento include la croce: portarla non è un ornamento spirituale, ma la forma concreta dell'amore che rinuncia all'egoismo e resta fedele al Maestro. Senza croce non c'è vero discepolato, perché Cristo stesso ha scelto questa via.
Gesù invita anche alla prudenza. Chi costruisce una torre calcola la spesa; chi affronta una battaglia valuta le forze. Così chi vuole essere discepolo deve considerare seriamente ciò che il Vangelo chiede: il distacco dagli averi, la libertà interiore, la disponibilità a perdere per Cristo ciò che impedisce di seguirlo. Questa rinuncia non impoverisce la vita, ma la fonda sulla scelta migliore. Chiediamo una volontà libera, capace di formarsi secondo il modello del Signore e di scegliere ogni giorno ciò che conduce a Lui.
«La nostra nascita spirituale è il risultato di una libera scelta e, in un certo senso, noi siamo i genitori di noi stessi, creandoci come vogliamo essere e formandoci con la nostra volontà secondo il modello che scegliamo» (San Gregorio di Nissa)
«Per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore. Nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono, il Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito: chi vuol essere mio discepolo, rinneghi il proprio egoismo e porti con me la croce» (Benedetto XVI)
«Ai suoi discepoli Gesù chiede di preferire lui a tutto e a tutti, e propone di rinunziare a tutti i loro averi (Lc 14,33) per lui e per il Vangelo. Poco prima della sua passione ha additato loro come esempio la povera vedova di Gerusalemme, la quale, nella sua miseria, ha dato tutto quanto aveva per vivere. Il precetto del distacco dalle ricchezze è vincolante per entrare nel regno dei cieli» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n°2.544)
Gesù, nel Vangelo, ci parla di un progetto a cui aderire fino in fondo. Dice: «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo» (Lc 14,27); e ancora: «Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» (v. 33). Ci chiama, cioè, a buttarci senza esitazioni nell’avventura che Lui ci propone, con l’intelligenza e la forza che vengono dal suo Spirito e che possiamo accogliere nella misura in cui ci spogliamo di noi stessi, delle cose e delle idee a cui siamo attaccati, per metterci in ascolto della sua parola.
Tanti giovani, nel corso dei secoli, hanno dovuto affrontare questo bivio nella vita. Pensiamo a San Francesco d’Assisi (…). E quanti altri santi e sante potremmo ricordare! A volte noi li raffiguriamo come grandi personaggi, dimenticando che per loro tutto è cominciato quando, ancora giovani, hanno risposto “sì” a Dio e si sono donati a Lui pienamente, senza tenere nulla per sé. Sant’Agostino racconta, in proposito, che, nel «nodo tortuoso e aggrovigliato» della sua vita, una voce, nel profondo, gli diceva: «Voglio te». [Confessiones, II, 10, 18] E così Dio gli ha dato una nuova direzione, una nuova strada, una nuova logica, in cui nulla della sua esistenza è andato perduto. (Papa Leone XIV, Omelia, 7 settembre 2025)
Preghiere quotidiane
Incontri di preghiera e devozioni quotidiane