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Riflessione sul Vangelo del 4 novembre 2026
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Riflessione sul Vangelo del 4 novembre 2026

29/10/2026 • 12 visualizzazioni
Mercoledì, XXXI settimana del Tempo Ordinario
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Mercoledì, XXXI settimana del Tempo Ordinario

Colore liturgico: Green
Versetto del giorno «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»
Fil 2,12-18 26 Lc 14,25-33
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Versetto del giorno

«Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»

Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.

Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Riflessione

Gesù cammina verso Gerusalemme, dove darà la vita per la salvezza del mondo, e una folla numerosa lo segue. Ma il Signore non si accontenta di un entusiasmo superficiale. Essere discepoli significa camminare dietro al Maestro, imparare da Lui, assumere il suo modo di pensare e di vivere. La strada verso la città della pace diventa così una scuola esigente: chi segue Cristo deve riconoscere che Dio è il primo valore dell’esistenza e che tutto il resto è relativo a Lui.

Per questo le parole di Gesù sono nette. Il discepolo deve amarlo più di ogni legame, perfino più della propria vita. Non si tratta di disprezzare il padre, la madre o gli affetti più cari, ma di amarli in Cristo e non al posto di Cristo. Quando il Signore occupa il primo posto, anche gli altri amori vengono purificati e ordinati. Il seguimento include la croce: portarla non è un ornamento spirituale, ma la forma concreta dell’amore che rinuncia all’egoismo e resta fedele al Maestro. Senza croce non c’è vero discepolato, perché Cristo stesso ha scelto questa via.

Gesù invita anche alla prudenza. Chi costruisce una torre calcola la spesa; chi affronta una battaglia valuta le forze. Così chi vuole essere discepolo deve considerare seriamente ciò che il Vangelo chiede: il distacco dagli averi, la libertà interiore, la disponibilità a perdere per Cristo ciò che impedisce di seguirlo. Questa rinuncia non impoverisce la vita, ma la fonda sulla scelta migliore. Chiediamo una volontà libera, capace di formarsi secondo il modello del Signore e di scegliere ogni giorno ciò che conduce a Lui.


Gesù cammina verso Gerusalemme, dove darà la vita per la salvezza del mondo, e una folla numerosa lo segue. Ma il Signore non si accontenta di un entusiasmo superficiale. Essere discepoli significa camminare dietro al Maestro, imparare da Lui, assumere il suo modo di pensare e di vivere. La strada verso la città della pace diventa così una scuola esigente: chi segue Cristo deve riconoscere che Dio è il primo valore dell’esistenza e che tutto il resto è relativo a Lui.

Per questo le parole di Gesù sono nette. Il discepolo deve amarlo più di ogni legame, perfino più della propria vita. Non si tratta di disprezzare il padre, la madre o gli affetti più cari, ma di amarli in Cristo e non al posto di Cristo. Quando il Signore occupa il primo posto, anche gli altri amori vengono purificati e ordinati. Il seguimento include la croce: portarla non è un ornamento spirituale, ma la forma concreta dell’amore che rinuncia all’egoismo e resta fedele al Maestro. Senza croce non c’è vero discepolato, perché Cristo stesso ha scelto questa via.

Gesù invita anche alla prudenza. Chi costruisce una torre calcola la spesa; chi affronta una battaglia valuta le forze. Così chi vuole essere discepolo deve considerare seriamente ciò che il Vangelo chiede: il distacco dagli averi, la libertà interiore, la disponibilità a perdere per Cristo ciò che impedisce di seguirlo. Questa rinuncia non impoverisce la vita, ma la fonda sulla scelta migliore. Chiediamo una volontà libera, capace di formarsi secondo il modello del Signore e di scegliere ogni giorno ciò che conduce a Lui.


  • «La nostra nascita spirituale è il risultato di una libera scelta e, in un certo senso, noi siamo i genitori di noi stessi, creandoci come vogliamo essere e formandoci con la nostra volontà secondo il modello che scegliamo» (San Gregorio di Nissa)

  • «Per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare per amore. Nel nostro mondo attuale, dove sembrano dominare le forze che dividono e distruggono, il Cristo non cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito: chi vuol essere mio discepolo, rinneghi il proprio egoismo e porti con me la croce» (Benedetto XVI)

  • «Ai suoi discepoli Gesù chiede di preferire lui a tutto e a tutti, e propone di rinunziare a tutti i loro averi (Lc 14,33) per lui e per il Vangelo. Poco prima della sua passione ha additato loro come esempio la povera vedova di Gerusalemme, la quale, nella sua miseria, ha dato tutto quanto aveva per vivere. Il precetto del distacco dalle ricchezze è vincolante per entrare nel regno dei cieli» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n°2.544)


Gesù, nel Vangelo, ci parla di un progetto a cui aderire fino in fondo. Dice: «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo» (Lc 14,27); e ancora: «Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» (v. 33). Ci chiama, cioè, a buttarci senza esitazioni nell’avventura che Lui ci propone, con l’intelligenza e la forza che vengono dal suo Spirito e che possiamo accogliere nella misura in cui ci spogliamo di noi stessi, delle cose e delle idee a cui siamo attaccati, per metterci in ascolto della sua parola.

Tanti giovani, nel corso dei secoli, hanno dovuto affrontare questo bivio nella vita. Pensiamo a San Francesco d’Assisi (…). E quanti altri santi e sante potremmo ricordare! A volte noi li raffiguriamo come grandi personaggi, dimenticando che per loro tutto è cominciato quando, ancora giovani, hanno risposto “sì” a Dio e si sono donati a Lui pienamente, senza tenere nulla per sé. Sant’Agostino racconta, in proposito, che, nel «nodo tortuoso e aggrovigliato» della sua vita, una voce, nel profondo, gli diceva: «Voglio te». [Confessiones, II, 10, 18] E così Dio gli ha dato una nuova direzione, una nuova strada, una nuova logica, in cui nulla della sua esistenza è andato perduto. (Papa Leone XIV, Omelia, 7 settembre 2025)

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