Riflessione sul Vangelo del 5 novembre 2026
Giovedì, XXXI settimana del Tempo Ordinario
Versetto del giorno «Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte»
Versetto del giorno
«Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte»
Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Riflessione
Luca presenta Gesù circondato da peccatori che si avvicinano per ascoltarlo, mentre farisei e scribi mormorano. Il Signore risponde con le parabole della pecora perduta e della moneta ritrovata, rivelando la gioia di Dio per chi ritorna. La misericordia non è indifferenza verso il peccato: è l’amore del Padre che cerca ciò che si era smarrito e si rallegra quando la vita riprende il suo cammino verso casa. Cristo non è venuto a condannare il mondo, ma a salvarlo, e per questo accoglie chi confida in Lui.
Questa pagina domanda anzitutto di riconoscerci bisognosi del medico divino. Se ci crediamo giusti, come chi non sente necessità di perdono, impediamo al Signore di guarire l’anima. Ogni volta che preghiamo il Padre nostro diciamo: perdona i nostri peccati. Questa parola ci mantiene nella verità e ci apre alla gratitudine per il sacramento della riconciliazione. La superbia è una malattia profonda; l’umiltà di Cristo è la medicina che ci rialza, perché la misericordia di Dio è più grande della nostra miseria.
La lezione data ai farisei riguarda anche il nostro modo di guardare gli altri. Non possiamo allontanare da noi chi è ferito dal peccato, come se la salvezza fosse proprietà dei sani. Il buon cristiano esce da sé, va verso Dio nella preghiera e verso i fratelli con il messaggio della salvezza. Quando una pecora torna all’ovile o una moneta viene ritrovata, il cielo gioisce. Chiediamo di partecipare a questa gioia, senza giudizio duro e senza complicità col male, con il desiderio sincero che ogni smarrito ritrovi il Padre.
Luca presenta Gesù circondato da peccatori che si avvicinano per ascoltarlo, mentre farisei e scribi mormorano. Il Signore risponde con le parabole della pecora perduta e della moneta ritrovata, rivelando la gioia di Dio per chi ritorna. La misericordia non è indifferenza verso il peccato: è l’amore del Padre che cerca ciò che si era smarrito e si rallegra quando la vita riprende il suo cammino verso casa. Cristo non è venuto a condannare il mondo, ma a salvarlo, e per questo accoglie chi confida in Lui.
Questa pagina domanda anzitutto di riconoscerci bisognosi del medico divino. Se ci crediamo giusti, come chi non sente necessità di perdono, impediamo al Signore di guarire l’anima. Ogni volta che preghiamo il Padre nostro diciamo: perdona i nostri peccati. Questa parola ci mantiene nella verità e ci apre alla gratitudine per il sacramento della riconciliazione. La superbia è una malattia profonda; l’umiltà di Cristo è la medicina che ci rialza, perché la misericordia di Dio è più grande della nostra miseria.
La lezione data ai farisei riguarda anche il nostro modo di guardare gli altri. Non possiamo allontanare da noi chi è ferito dal peccato, come se la salvezza fosse proprietà dei sani. Il buon cristiano esce da sé, va verso Dio nella preghiera e verso i fratelli con il messaggio della salvezza. Quando una pecora torna all’ovile o una moneta viene ritrovata, il cielo gioisce. Chiediamo di partecipare a questa gioia, senza giudizio duro e senza complicità col male, con il desiderio sincero che ogni smarrito ritrovi il Padre.
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«Qui sta la meravigliosa misericordia di Dio verso di noi: che Cristo non è morto per i giusti e i santi, ma per i peccatori e gli empi» (San Leone Magno)
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«Il buon pastore, il buon cristiano esce, è sempre in uscita: esce da se stesso, esce verso Dio, nella preghiera, nell’adorazione; esce verso gli altri per portare il messaggio della salvezza» (Francesco)
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«I ministri ordinati sono anche responsabili della formazione alla preghiera dei loro fratelli e sorelle in Cristo. Servitori del Buon Pastore, sono ordinati per condurre il popolo di Dio alle fonti vive della preghiera: la Parola di Dio, la liturgia, la vita teologica, gli odierni di Dio nelle situazioni concrete» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 2.686)
Il Vangelo di oggi (…) inizia con alcuni che criticano Gesù, vedendolo in compagnia di pubblicani e peccatori, e dicono con sdegno: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro» (v. 2). Questa frase si rivela in realtà come un annuncio meraviglioso. Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro. È quello che accade a noi, in ogni Messa, in ogni chiesa: Gesù è contento di accoglierci alla sua mensa, dove offre sé stesso per noi. È la frase che potremmo scrivere sulle porte delle nostre chiese: “Qui Gesù accoglie i peccatori e li invita alla sua mensa”. E il Signore, rispondendo a quelli che lo criticavano (…), dice: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta?» (v. 4) Chi di voi? Una persona di buon senso no: fa due calcoli e ne sacrifica una per mantenere le novantanove. Dio invece non si rassegna, a Lui stai a cuore proprio tu che ancora non conosci la bellezza del suo amore, tu che non hai ancora accolto Gesù al centro della tua vita, tu che non riesci a superare il tuo peccato, tu che forse per le cose brutte che sono accadute nella tua vita non credi nell’amore. Nella seconda parabola, tu sei quella piccola moneta che il Signore non si rassegna a perdere e cerca senza sosta: vuole dirti che sei prezioso ai suoi occhi, che sei unico. Nessuno ti può sostituire nel cuore di Dio. Tu hai un posto, sei tu, e nessuno può sostituirti; e anch’io, nessuno può sostituirmi nel cuore di Dio. (Papa Francesco, Angelus, 15 settembre 2019)