Riflessione sul Vangelo del 2 novembre 2026
2 novembre: Commemorazione di tutti fedeli difunti
Versetto del giorno «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno»
Versetto del giorno
«Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno»
Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».
Riflessione
Nel giorno della commemorazione dei fedeli defunti la preghiera del buon ladrone diventa anche la nostra: Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Davanti alla morte, la fede cristiana non cancella il dolore umano, soprattutto quando perdiamo una persona cara. La memoria cerca di rendere presenti gli assenti, e questo gesto appartiene alla dignità dell’amore. Tuttavia il Vangelo ci conduce più in profondità: nella morte e risurrezione di Cristo troviamo una speranza che non dipende soltanto dalla forza dei nostri ricordi.
La Chiesa distingue la festa dei santi dalla preghiera per i defunti. I santi sono affidati alla nostra venerazione e alla nostra fiducia nella loro intercessione; i defunti, invece, sono accompagnati dalla supplica della Chiesa pellegrina. Pregare per loro è un atto di comunione, non un semplice sentimento privato. Nell’Eucaristia, davanti al mistero della morte e della vita, non restiamo isolati: siamo membra del Corpo di Cristo e portiamo al Padre coloro che dormono nel Signore. La nostra offerta può essere per loro sollievo e per noi scuola di carità.
La croce sospesa tra cielo e terra illumina questa comunione. In Cristo nulla dell’amore vero è perduto, e l’oblio che il tempo impone alle memorie umane non ha l’ultima parola. Credere nella risurrezione dona pace perché ci permette di sperare l’incontro definitivo con Dio e con chi abbiamo amato. Perciò oggi ricordiamo, offriamo, intercediamo. Anche la morte corporale, accolta nella luce pasquale, non è più dominio disperato, ma passaggio affidato alla misericordia del Signore, nella quale tutto il Corpo mistico resta misteriosamente unito.
Nel giorno della commemorazione dei fedeli defunti la preghiera del buon ladrone diventa anche la nostra: Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. Davanti alla morte, la fede cristiana non cancella il dolore umano, soprattutto quando perdiamo una persona cara. La memoria cerca di rendere presenti gli assenti, e questo gesto appartiene alla dignità dell’amore. Tuttavia il Vangelo ci conduce più in profondità: nella morte e risurrezione di Cristo troviamo una speranza che non dipende soltanto dalla forza dei nostri ricordi.
La Chiesa distingue la festa dei santi dalla preghiera per i defunti. I santi sono affidati alla nostra venerazione e alla nostra fiducia nella loro intercessione; i defunti, invece, sono accompagnati dalla supplica della Chiesa pellegrina. Pregare per loro è un atto di comunione, non un semplice sentimento privato. Nell’Eucaristia, davanti al mistero della morte e della vita, non restiamo isolati: siamo membra del Corpo di Cristo e portiamo al Padre coloro che dormono nel Signore. La nostra offerta può essere per loro sollievo e per noi scuola di carità.
La croce sospesa tra cielo e terra illumina questa comunione. In Cristo nulla dell’amore vero è perduto, e l’oblio che il tempo impone alle memorie umane non ha l’ultima parola. Credere nella risurrezione dona pace perché ci permette di sperare l’incontro definitivo con Dio e con chi abbiamo amato. Perciò oggi ricordiamo, offriamo, intercediamo. Anche la morte corporale, accolta nella luce pasquale, non è più dominio disperato, ma passaggio affidato alla misericordia del Signore, nella quale tutto il Corpo mistico resta misteriosamente unito.
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«Per quale motivo dovremmo dubitare che le nostre offerte per i defunti rechi loro un certo sollievo? Non dubitiamo, quindi, nell’assistere chi è già partito e nell’offrire le nostre preghiere per loro» (San Giovanni Crisostomo)
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«Saremo finalmente rivestiti dalla gioia, dalla pace e dall’amore di Dio in modo completo, senza nessun limite, e ci troveremo faccia a faccia con Lui! È bello pensare così! Pensare al paradiso è bello. Infonde forza all’anima!» (Francesco)
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«La comunione con i defunti. ‘La Chiesa di quelli che sono in cammino, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana ha coltivato con una grande pietà la memoria dei defunti e, poiché santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati. La nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore» (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 958)
La risurrezione dai morti di Gesù, il Crocifisso, in questi giorni di inizio novembre illumina il destino di ognuno di noi. È Lui stesso ad avercelo detto: «Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno» (Gv 6,39). Così, è chiaro il centro delle preoccupazioni di Dio: che nessuno sia perso per sempre, che ciascuno abbia il suo posto e brilli nella sua unicità. (…)
Per questo i cristiani ricordano da sempre i defunti in ogni Eucaristia, e fino ad oggi chiedono che i loro cari siano menzionati nella preghiera eucaristica. Da quell’annuncio sorge la speranza che nessuno andrà perduto.
La visita al cimitero, in cui il silenzio interrompe la frenesia del fare, sia dunque per tutti noi un invito alla memoria e all’attesa. «Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà», diciamo nel Credo. Commemoriamo, dunque, il futuro. Non siamo chiusi nel passato, nelle lacrime della nostalgia. Nemmeno siamo sigillati nel presente, come in un sepolcro. La voce familiare di Gesù ci raggiunga, e raggiunga tutti, perché è la sola che viene dal futuro. (Papa Leone XIV, Angelus, 2 novembre 2025)