Riflessione sul Vangelo del 3 novembre 2026
Martedì, XXXI settimana del Tempo Ordinario
Versetto del giorno «Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia»
Versetto del giorno
«Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia»
Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».
Riflessione
Gesù paragona l’eternità a un banchetto, luogo di incontro, comunione e gioia. L’immagine parla dell’intimità con Dio e della casa del cielo, dove il Signore desidera avere con sé tutti gli uomini. L’invito è pronto e gratuito: venite, tutto è preparato. Nessuno può dire che Dio tenga chiuse le porte. Egli chiama, attende, manda i suoi servi perché la casa si riempia. La grandezza del dono, però, non elimina la responsabilità della risposta.
Nel Vangelo alcuni rifiutano l’invito per un campo, per dei buoi, per interessi immediati. Non sono necessariamente cose cattive, ma diventano ostacolo quando prendono il posto di Dio. Qui la parola di Gesù ci interroga con sobrietà: per che cosa siamo disposti a trascurare il Signore? La pigrizia, la comodità, la negligenza nei doveri verso Dio possono farci preferire ciò che passa a ciò che rimane. Il cielo supera ogni aspirazione umana, eppure il cuore può scambiarlo con beni molto più piccoli e perdere il meglio che gli viene offerto.
La clemenza del Signore resta larga: egli continua a cercare strade nuove per chiamare. Ma la fede è la risposta adeguata a un Dio che parla come ad amici e invita alla comunione con sé. Non basta sapere che il banchetto esiste; occorre alzarsi e andare. Chiediamo un cuore libero dall’indolenza, capace di riconoscere la grazia dell’invito e di rispondere con un sì pieno di gratitudine. La casa del Padre è preparata, e la nostra vita acquista verità quando cammina verso quella tavola, dove la gioia promessa diventa comunione senza fine.
Gesù paragona l’eternità a un banchetto, luogo di incontro, comunione e gioia. L’immagine parla dell’intimità con Dio e della casa del cielo, dove il Signore desidera avere con sé tutti gli uomini. L’invito è pronto e gratuito: venite, tutto è preparato. Nessuno può dire che Dio tenga chiuse le porte. Egli chiama, attende, manda i suoi servi perché la casa si riempia. La grandezza del dono, però, non elimina la responsabilità della risposta.
Nel Vangelo alcuni rifiutano l’invito per un campo, per dei buoi, per interessi immediati. Non sono necessariamente cose cattive, ma diventano ostacolo quando prendono il posto di Dio. Qui la parola di Gesù ci interroga con sobrietà: per che cosa siamo disposti a trascurare il Signore? La pigrizia, la comodità, la negligenza nei doveri verso Dio possono farci preferire ciò che passa a ciò che rimane. Il cielo supera ogni aspirazione umana, eppure il cuore può scambiarlo con beni molto più piccoli e perdere il meglio che gli viene offerto.
La clemenza del Signore resta larga: egli continua a cercare strade nuove per chiamare. Ma la fede è la risposta adeguata a un Dio che parla come ad amici e invita alla comunione con sé. Non basta sapere che il banchetto esiste; occorre alzarsi e andare. Chiediamo un cuore libero dall’indolenza, capace di riconoscere la grazia dell’invito e di rispondere con un sì pieno di gratitudine. La casa del Padre è preparata, e la nostra vita acquista verità quando cammina verso quella tavola, dove la gioia promessa diventa comunione senza fine.
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« Nella sua clemenza, il Signore invita tutti, ma è la nostra indolenza o la nostra deviazione che ci allontana da Lui» (Sant’Ambrogio di Milano)
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«Dios non fallisce. Anche oggi troverà nuove vie per chiamare gli uomini e vuole avere con sé noi come suoi messaggeri e suoi servitori» (Benedetto XVI)
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«Con la sua rivelazione, « Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» (Concilio Vaticano II). La risposta adeguata a questo invito è la fede» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n°142)
Davanti a quella gratuità, a quella universalità della festa, c’è quell’atteggiamento che rinchiude il cuore: “Io non ci vado. Preferisco stare da solo, con la gente che piace a me, chiuso”. E questo è il peccato; il peccato del popolo di Israele, il peccato di tutti noi. La chiusura. “No, per me è più importante questo che questo. No, il mio”. Sempre il mio. (…)
E nel cammino della vita tante volte saremo davanti a questa scelta, a questa opzione: o la gratuità del Signore, andare a trovare il Signore, incontrarmi con il Signore o chiudermi nelle mie cose, nel mio interesse. Per questo il Signore, parlando di una delle chiusure, diceva che è molto difficile che un ricco entri nel regno dei cieli. Ma ci sono ricchi bravi, santi, che non sono attaccati alla ricchezza. Ma la maggioranza è attaccata alla ricchezza, chiusi. E per questo non possono capire cosa è la festa. Ma hanno la sicurezza delle cose che possono toccare. (…)
Pensiamo a questa parabola che ci dà il Signore oggi. Come va la nostra vita? Cosa preferisco io? Accettare sempre l’invito del Signore o chiudermi nelle mie cose, nelle mie piccolezze? E chiediamo al Signore la grazia di accettare sempre di andare alla Sua festa che è gratuita. (Papa Francesco, Omelia alla Messa a Casa Santa Marta, 5 novembre 2019)