Letture cattoliche del 25 ottobre 2026: Vangelo e meditazione
Le letture della Messa del 25 ottobre 2026 raccolgono Scrittura, Vangelo e meditazione in un percorso di ascolto. Leggi con calma e lascia che il Vangelo orienti le scelte e la preghiera.
Celebrazione liturgica: XXX Domenica (A) del Tempo Ordinario
Riferimento del Vangelo: 22,34-40
Colore liturgico: Verde
Questo spazio aiuta a seguire le letture bibliche cattoliche, approfondire la liturgia e vivere il Vangelo nel quotidiano.
«Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore (...). Amerai il tuo prossimo come te stesso»
Vangelo
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente». Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Prima lettura
Così dice il Signore: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».
📜 Salmo responsoriale
R/. Ti amo, Signore, mia forza.
Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore.
Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo. Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia, sia esaltato il Dio della mia salvezza. Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato.
Seconda lettura
Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.
Alleluia, alleluia. Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui. Alleluia.
Riflessione
Nel Vangelo Gesù raccoglie tutta la Legge e i Profeti nel duplice comandamento dell'amore: amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, e amare il prossimo come se stessi. Non offre una scorciatoia sentimentale, ma il centro della vita credente. Lo Shemà ricordava a Israele che Dio deve essere riconosciuto nelle occupazioni quotidiane, sopra ogni idolo piccolo o grande. Anche per noi la fede comincia da questa memoria: il Signore è il primo, e solo quando Lui è adorato il cuore ritrova ordine interiore.
L'amore verso Dio non resta chiuso nell'interiorità. Gesù unisce inseparabilmente il prossimo a Dio, e poi nell'ultima Cena innalza questo amore alla misura nuova del suo dono: amarci come Lui ci ama. Perciò il comandamento diventa grazia, elevazione, partecipazione alla vita divina. Non siamo chiamati soltanto a comportarci meglio, ma a lasciarci trasformare dallo Spirito, perché nelle relazioni, nel lavoro, nel riposo e nelle cose create passi qualcosa della carità di Cristo. Così anche gli aspetti più ordinari diventano luogo di risposta filiale.
Le parole dei santi e del Catechismo ricordano che l'adorazione è decisiva. Quando l'umano prende il posto di Dio, anche l'amore del prossimo si impoverisce, perché perde la sua sorgente. Il Padre, nel Figlio e per mezzo dello Spirito Santo, ci rende figli e ci abilita a rispondere al suo amore. Chiediamo dunque un cuore libero dagli idoli, capace di adorare e di servire, perché tutta la nostra vita diventi risposta concreta al dolce comandamento di Cristo.
Nel Vangelo Gesù raccoglie tutta la Legge e i Profeti nel duplice comandamento dell'amore: amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, e amare il prossimo come se stessi. Non offre una scorciatoia sentimentale, ma il centro della vita credente. Lo Shemà ricordava a Israele che Dio deve essere riconosciuto nelle occupazioni quotidiane, sopra ogni idolo piccolo o grande. Anche per noi la fede comincia da questa memoria: il Signore è il primo, e solo quando Lui è adorato il cuore ritrova ordine interiore.
L'amore verso Dio non resta chiuso nell'interiorità. Gesù unisce inseparabilmente il prossimo a Dio, e poi nell'ultima Cena innalza questo amore alla misura nuova del suo dono: amarci come Lui ci ama. Perciò il comandamento diventa grazia, elevazione, partecipazione alla vita divina. Non siamo chiamati soltanto a comportarci meglio, ma a lasciarci trasformare dallo Spirito, perché nelle relazioni, nel lavoro, nel riposo e nelle cose create passi qualcosa della carità di Cristo. Così anche gli aspetti più ordinari diventano luogo di risposta filiale.
Le parole dei santi e del Catechismo ricordano che l'adorazione è decisiva. Quando l'umano prende il posto di Dio, anche l'amore del prossimo si impoverisce, perché perde la sua sorgente. Il Padre, nel Figlio e per mezzo dello Spirito Santo, ci rende figli e ci abilita a rispondere al suo amore. Chiediamo dunque un cuore libero dagli idoli, capace di adorare e di servire, perché tutta la nostra vita diventi risposta concreta al dolce comandamento di Cristo.
«Non ci saranno mai altri dei, o Trifone, né mai ce ne sono stati fin dalle origini [...], all'infuori di colui che ha creato e ordinato l'universo. Noi non pensiamo che il nostro Dio differisca dal vostro. È lo stesso che ha fatto uscire i vostri padri dall'Egitto» (San Giustino)
«¡Oggi più che mai è necessario adorare! Forse una delle più grandi perversioni del nostro tempo è che ci viene proposto di adorare l'umano trascurando il divino. 'Adorerai solo il Signore tuo Dio' è la grande sfida di fronte a tante proposte di vuoto e nullità» (Francesco)
«(…) La prima parola contiene il primo comandamento della Legge: « Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai (...). Non seguirete altri dei » (Dt 6,13-14). Il primo appello e la giusta esigenza di Dio è che l'uomo lo accolga e lo adori. » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2.084)
Preghiere quotidiane
Incontri di preghiera e devozioni quotidiane