Riflessione sul Vangelo del 13 ottobre 2026
Martedì, XXVIII settimana del Tempo Ordinario
Versetto del giorno «Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro»
Versetto del giorno
«Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro»
Vangelo
In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».
Riflessione
Gesù accetta l’invito a pranzo di un fariseo e, proprio a tavola, smaschera l’ipocrisia. Il problema non è un gesto rituale in sé, ma la pretesa di salvare l’apparenza mentre il cuore resta pieno di avidità e cattiveria. Il Signore non si lascia guidare dal timore di ciò che la gente penserà. La verità viene prima della convenienza, e il discepolo non può ridurre la fede a una correttezza esterna che evita ogni contrasto ma lascia l’anima senza conversione.
La parola decisiva è l’elemosina di ciò che sta dentro. La purezza cristiana non si limita all’esterno del bicchiere e del piatto; nasce da un cuore che si apre a Dio e al fratello. Quando la vita interiore è trascurata, anche le buone forme possono diventare una maschera. Quando invece la carità purifica l’intenzione, le cose ritrovano il loro ordine. La fede deve andare dalla parola all’idea, ma poi tornare dall’idea alla parola e all’azione, senza restare teoria.
Questa conversione comincia anche negli ambienti più ordinari: casa, educazione, rapporti quotidiani. Dove ci sono tenerezza, perdono, rispetto, fedeltà e servizio disinteressato, le virtù diventano visibili. Le cose difficili appaiono meno impossibili quando le vediamo vissute da altri con semplicità e perseveranza, nella concretezza della vita familiare e quotidiana. Non si tratta di vivere secondo il parere altrui, ma secondo Cristo. Chiediamo un cuore limpido, libero dall’inganno e dalla doppia morale. I puri di cuore vedranno Dio, e già ora imparano a guardare se stessi e gli altri alla luce della sua verità.
Gesù accetta l’invito a pranzo di un fariseo e, proprio a tavola, smaschera l’ipocrisia. Il problema non è un gesto rituale in sé, ma la pretesa di salvare l’apparenza mentre il cuore resta pieno di avidità e cattiveria. Il Signore non si lascia guidare dal timore di ciò che la gente penserà. La verità viene prima della convenienza, e il discepolo non può ridurre la fede a una correttezza esterna che evita ogni contrasto ma lascia l’anima senza conversione.
La parola decisiva è l’elemosina di ciò che sta dentro. La purezza cristiana non si limita all’esterno del bicchiere e del piatto; nasce da un cuore che si apre a Dio e al fratello. Quando la vita interiore è trascurata, anche le buone forme possono diventare una maschera. Quando invece la carità purifica l’intenzione, le cose ritrovano il loro ordine. La fede deve andare dalla parola all’idea, ma poi tornare dall’idea alla parola e all’azione, senza restare teoria.
Questa conversione comincia anche negli ambienti più ordinari: casa, educazione, rapporti quotidiani. Dove ci sono tenerezza, perdono, rispetto, fedeltà e servizio disinteressato, le virtù diventano visibili. Le cose difficili appaiono meno impossibili quando le vediamo vissute da altri con semplicità e perseveranza, nella concretezza della vita familiare e quotidiana. Non si tratta di vivere secondo il parere altrui, ma secondo Cristo. Chiediamo un cuore limpido, libero dall’inganno e dalla doppia morale. I puri di cuore vedranno Dio, e già ora imparano a guardare se stessi e gli altri alla luce della sua verità.
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«Le cose ci appaiono meno difficili quando le vediamo eseguite da altri» (Sant’ Ambrogio)
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«La fede va innanzitutto dalla parola all’idea, ma deve sempre tornare dall’idea alla parola e all’azione» (Benedetto XVI)
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«I genitori sono i primi responsabili dell’educazione dei loro figli. Essi testimoniano questa responsabilità innanzitutto creando una casa dove la tenerezza, il perdono, il rispetto, la fedeltà e il servizio disinteressato siano una regola. La casa è un luogo appropriato per l’educazione delle virtù (…)» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 2.223)