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Riflessione sul Vangelo del 18 ottobre 2026
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Riflessione sul Vangelo del 18 ottobre 2026

12/10/2026 • 8 visualizzazioni
XXIX Domenica (A) del Tempo Ordinario
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XXIX Domenica (A) del Tempo Ordinario

Colore liturgico: Green
Versetto del giorno «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»
Is 45,1.4-6 95 1Ts 1,1-5b Mt 22,15-21
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Versetto del giorno

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»

Vangelo

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Riflessione

La domanda sul tributo a Cesare nasce da un tranello, non da un desiderio sincero di verità. Gesù però non si lascia imprigionare dalle alternative preparate dai farisei. Con una risposta semplice e profonda rimette ogni cosa al suo posto: Cesare ha un ambito reale, ma non assoluto; Dio invece è il Signore di tutto. Nessun potere umano può pretendere di essere padrone della coscienza, perché anche l’autorità ricevuta nella storia deve rendere conto a Colui che sta sopra ogni autorità.

Rendere a Dio ciò che è di Dio significa riconoscere che l’uomo porta impressa l’immagine del Creatore. La moneta può appartenere a Cesare, ma la coscienza, la vita, la dignità delle persone appartengono a Dio. Per questo la fede non può essere ridotta a opinione privata o relegata nelle sagrestie. Cercare Dio implica anche cercare giustizia, difendere il bene morale, servire l’uomo concreto. Quando una legge o un comando contraddice la dignità umana e il Vangelo, il cristiano non può obbedire come se Dio fosse assente.

Il Signore non invita alla ribellione sterile né al disimpegno. Chiede una presenza retta, libera, operosa nel mondo, senza idolatrare il potere e senza fuggire dalle responsabilità civili. Anche Pilato riceve un richiamo: il potere viene dall’alto e non può diventare arbitrio. La speranza in Dio rende più seri nel servire la città terrena, perché il culto autentico non separa l’altare dalla vita pubblica. Chiediamo una coscienza limpida, capace di dare a ciascuno il suo, senza mai togliere al Signore ciò che gli appartiene.


La domanda sul tributo a Cesare nasce da un tranello, non da un desiderio sincero di verità. Gesù però non si lascia imprigionare dalle alternative preparate dai farisei. Con una risposta semplice e profonda rimette ogni cosa al suo posto: Cesare ha un ambito reale, ma non assoluto; Dio invece è il Signore di tutto. Nessun potere umano può pretendere di essere padrone della coscienza, perché anche l’autorità ricevuta nella storia deve rendere conto a Colui che sta sopra ogni autorità.

Rendere a Dio ciò che è di Dio significa riconoscere che l’uomo porta impressa l’immagine del Creatore. La moneta può appartenere a Cesare, ma la coscienza, la vita, la dignità delle persone appartengono a Dio. Per questo la fede non può essere ridotta a opinione privata o relegata nelle sagrestie. Cercare Dio implica anche cercare giustizia, difendere il bene morale, servire l’uomo concreto. Quando una legge o un comando contraddice la dignità umana e il Vangelo, il cristiano non può obbedire come se Dio fosse assente.

Il Signore non invita alla ribellione sterile né al disimpegno. Chiede una presenza retta, libera, operosa nel mondo, senza idolatrare il potere e senza fuggire dalle responsabilità civili. Anche Pilato riceve un richiamo: il potere viene dall’alto e non può diventare arbitrio. La speranza in Dio rende più seri nel servire la città terrena, perché il culto autentico non separa l’altare dalla vita pubblica. Chiediamo una coscienza limpida, capace di dare a ciascuno il suo, senza mai togliere al Signore ciò che gli appartiene.


  • «La moneta di Cesare è fatta d’oro, su cui è incisa la sua immagine; la moneta di Dio è l’uomo, in cui è rappresentata l’immagine di Dio; quindi, date le vostre ricchezze a Cesare e conservate la coscienza della vostra innocenza per Dio» (San Ilario di Poitiers)

  • «L’affidamento prioritario a Dio e la speranza in Lui non comportano una fuga dalla realtà, ma anzi un rendere operosamente a Dio quello che gli appartiene» (Francesco)

  • «Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti sono contrari alle esigenze dell’ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo (…)» (Catecismo de la Iglesia Católica, nº 2.242)

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