Riflessione sul Vangelo del 21 ottobre 2026
Mercoledì, XXIX settimana del Tempo Ordinario
Versetto del giorno «Tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo»
Versetto del giorno
«Tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo»
Vangelo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: «Il mio padrone tarda a venire», e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
»Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Riflessione
Gesù ricorda che il Figlio dell’uomo viene nell’ora che non immaginiamo. Questa parola non vuole spaventarci, ma svegliarci. Ogni persona riceve la vita, le capacità, le possibilità e le responsabilità come un dono che non si è procurato da sé. Siamo amministratori, non proprietari assoluti. I talenti affidati a ciascuno devono crescere nel tempo, perché la vita non è una cosa da conservare passivamente, ma una vocazione da far fruttificare davanti a Dio e per il bene dei fratelli.
La vigilanza cristiana non riguarda solo la fine dei tempi. Gesù si fa presente ora, nella semplicità e nella complessità di ogni giorno. È oggi che possiamo vivere nel suo Regno, scegliere la fedeltà, ascoltare la coscienza, conoscere la volontà del Signore e corrispondervi. La sonnolenza spirituale rende il cuore insensibile e lascia spazio al male; la preghiera invece tiene desta l’anima e la unisce al Maestro nel combattimento contro la tentazione.
A chi è stato dato molto, molto sarà chiesto. Questa esigenza non è una minaccia cieca, ma il riconoscimento della dignità ricevuta. Dio ci tratta come persone responsabili, capaci di rispondere con amore ai suoi doni. Nessuna qualità, nessun tempo e nessuna possibilità vanno considerati inutili o privati. Anche la coscienza, quando è ascoltata, diventa luogo concreto della risposta al padrone. Chiediamo di essere liberati dall’accidia e accesi dal desiderio della carità divina. Tenersi pronti significa servire con fedeltà umile, senza rimandare la conversione, sapendo che ogni bene affidato diventa più luminoso quando viene restituito a Dio attraverso l’amore.
Gesù ricorda che il Figlio dell’uomo viene nell’ora che non immaginiamo. Questa parola non vuole spaventarci, ma svegliarci. Ogni persona riceve la vita, le capacità, le possibilità e le responsabilità come un dono che non si è procurato da sé. Siamo amministratori, non proprietari assoluti. I talenti affidati a ciascuno devono crescere nel tempo, perché la vita non è una cosa da conservare passivamente, ma una vocazione da far fruttificare davanti a Dio e per il bene dei fratelli.
La vigilanza cristiana non riguarda solo la fine dei tempi. Gesù si fa presente ora, nella semplicità e nella complessità di ogni giorno. È oggi che possiamo vivere nel suo Regno, scegliere la fedeltà, ascoltare la coscienza, conoscere la volontà del Signore e corrispondervi. La sonnolenza spirituale rende il cuore insensibile e lascia spazio al male; la preghiera invece tiene desta l’anima e la unisce al Maestro nel combattimento contro la tentazione.
A chi è stato dato molto, molto sarà chiesto. Questa esigenza non è una minaccia cieca, ma il riconoscimento della dignità ricevuta. Dio ci tratta come persone responsabili, capaci di rispondere con amore ai suoi doni. Nessuna qualità, nessun tempo e nessuna possibilità vanno considerati inutili o privati. Anche la coscienza, quando è ascoltata, diventa luogo concreto della risposta al padrone. Chiediamo di essere liberati dall’accidia e accesi dal desiderio della carità divina. Tenersi pronti significa servire con fedeltà umile, senza rimandare la conversione, sapendo che ogni bene affidato diventa più luminoso quando viene restituito a Dio attraverso l’amore.
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«Volesse il Signore degnarsi di svegliarmi dal sonno della mia accidia, a me, che pur essendo vile, sono comunque suo servo. Magari mi infiammasse del desiderio del suo amore incommensurabile e mi accendesse con il fuoco della sua divina carità!» (San Colombano, Abate)
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«La sonnolenza dei discepoli continua, lungo l’andare dei secoli, ad essere un’occasione propizia per il potere del male. Questa mancanza di sensibilità delle anime concede al maligno del potere nel mondo» (Benedetto XVI)
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«In Gesù ‘il regno di Dio è vicino’, chiama alla conversione e alla fede, ma anche alla vigilanza. Nella preghiera, il discepolo veglia attento a colui che ‘è e che viene’ (…). La preghiera dei discepoli, in comunione con il loro Maestro, è un combattimento, ed è vegliando nella preghiera che non si entra in tentazione» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2612)