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Riflessione sul Vangelo del 26 ottobre 2026
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Riflessione sul Vangelo del 26 ottobre 2026

20/10/2026 • 11 visualizzazioni
Lunedì, XXX settimana del Tempo Ordinario
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Lunedì, XXX settimana del Tempo Ordinario

Colore liturgico: Green
Versetto del giorno «Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato...»
Ef 4,32—5,8 1 Lc 13,10-17
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Versetto del giorno

«Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato…»

Vangelo

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato». Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott’anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Riflessione

Gesù guarisce una donna curva da molti anni, e il capo della sinagoga si sdegna perché la guarigione avviene di sabato. La scena mostra una contraddizione dolorosa: davanti a un segno evidente della misericordia di Dio, qualcuno vede soltanto una violazione della norma. Il problema non è il sabato, dono santo del Signore, ma una religiosità che si ferma al mezzo e dimentica il fine. La mediazione, quando diventa assoluta, non conduce più a Dio e alla vita, ma imprigiona il cuore. Allora il miracolo non suscita lode, ma irritazione sterile.

La risposta di Gesù smaschera l’ipocrisia: se ognuno scioglie il proprio bue o l’asino per condurlo ad abbeverarsi, quanto più una figlia di Abramo deve essere liberata dalla sua schiavitù. L’amore non elimina la Legge, ma ne rivela il senso profondo. Una pratica religiosa senza compassione rischia di costruire un dio a misura delle nostre paure, un dio che non entra davvero nella vita. Invece Cristo viene a salvare, a sciogliere, a ridare dignità a chi è piegato.

Questa parola chiede di esaminare anche la nostra fede. Le preghiere, le regole, le tradizioni e i riti ci mettono realmente in comunione con Dio e con i fratelli, oppure diventano difese? San Girolamo ricorda che Cristo può morire di fame nel povero mentre si decorano le pietre del tempio. Il vero culto apre gli occhi sulla persona concreta. Chiediamo al Signore di liberarci da ogni durezza, perché la fedeltà alla sua volontà passi sempre attraverso la carità che guarisce davvero.


Gesù guarisce una donna curva da molti anni, e il capo della sinagoga si sdegna perché la guarigione avviene di sabato. La scena mostra una contraddizione dolorosa: davanti a un segno evidente della misericordia di Dio, qualcuno vede soltanto una violazione della norma. Il problema non è il sabato, dono santo del Signore, ma una religiosità che si ferma al mezzo e dimentica il fine. La mediazione, quando diventa assoluta, non conduce più a Dio e alla vita, ma imprigiona il cuore. Allora il miracolo non suscita lode, ma irritazione sterile.

La risposta di Gesù smaschera l’ipocrisia: se ognuno scioglie il proprio bue o l’asino per condurlo ad abbeverarsi, quanto più una figlia di Abramo deve essere liberata dalla sua schiavitù. L’amore non elimina la Legge, ma ne rivela il senso profondo. Una pratica religiosa senza compassione rischia di costruire un dio a misura delle nostre paure, un dio che non entra davvero nella vita. Invece Cristo viene a salvare, a sciogliere, a ridare dignità a chi è piegato.

Questa parola chiede di esaminare anche la nostra fede. Le preghiere, le regole, le tradizioni e i riti ci mettono realmente in comunione con Dio e con i fratelli, oppure diventano difese? San Girolamo ricorda che Cristo può morire di fame nel povero mentre si decorano le pietre del tempio. Il vero culto apre gli occhi sulla persona concreta. Chiediamo al Signore di liberarci da ogni durezza, perché la fedeltà alla sua volontà passi sempre attraverso la carità che guarisce davvero.


  • «Il vero tempio di Cristo è l’anima del fedele: adorna questo santuario, abbelliscilo, deponi in esso le tue offerte e ricevi Cristo. Che senso ha decorare le pareti di pietre preziose, se Cristo muore di fame nelle sembianze di un povero?» (San Geronimo)

  • «I dottori della legge riprendevano Gesù perché guariva il sabato. Faceva del bene il sabato. Ma l’amore di Gesù era dare la salute, fare il bene. E questo va sempre al primo posto» (Francesco)

  • «Liberazione e salvezza. Con la sua Croce gloriosa Cristo ha ottenuto la salvezza di tutti gli uomini. Li ha riscattati dal peccato che li teneva in schiavitù (…)» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 1.741)

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