Letture cattoliche del 11 agosto 2026: Vangelo e meditazione
Le letture della Messa del 11 agosto 2026 raccolgono Scrittura, Vangelo e meditazione in un percorso di ascolto. Leggi con calma e lascia che il Vangelo orienti le scelte e la preghiera.
Celebrazione liturgica: Martedì, XIX settimana del Tempo Ordinario
Riferimento del Vangelo: 10.12-14
Colore liturgico: Verde
Questo spazio aiuta a seguire le letture bibliche cattoliche, approfondire la liturgia e vivere il Vangelo nel quotidiano.
«Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli»
Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
Prima lettura
Dal libro del profeta Ezechièle
Così dice il Signore: «Figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che io ti do». Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall’altra e conteneva lamenti, pianti e guai.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, rècati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole».
📜 Salmo responsoriale
R/. Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse, Signore.
Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia, più che in tutte le ricchezze. I tuoi insegnamenti sono la mia delizia: sono essi i miei consiglieri.
Bene per me è la legge della tua bocca, più di mille pezzi d’oro e d’argento. Quanto sono dolci al mio palato le tue promesse, più del miele per la mia bocca.
Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, perché sono essi la gioia del mio cuore. Apro anelante la mia bocca, perché ho sete dei tuoi comandi.
Alleluia, alleluia. Prendete il mio giogo sopra di voi, dice il Signore, e imparate da me, che sono mite e umile di cuore. Alleluia.
Riflessione
Gesù pone un bambino al centro e rivela così il modo di guardare del Padre. Nel Regno non conta la grandezza cercata per sé, ma la libertà di farsi piccoli. Non si tratta di disprezzare i doni ricevuti, né di fingere semplicità; si tratta di scendere dall’idea di dover occupare sempre il primo posto, per rimanere all’altezza degli umili. Il Padre ama questi piccoli e non vuole che nessuno di loro vada perduto.
La parabola della pecora smarrita allarga lo sguardo. Vicino a noi ci sono persone fragili, dimenticate, forse giudicate troppo in fretta perché sembrano fuori strada. Il Vangelo chiede di vederle non come casi perduti, ma come figli che il Padre cerca con premura. Allora la nostra responsabilità cambia: non basta non scandalizzare i piccoli, occorre custodirli, accoglierli, accompagnarli perché ritrovino la casa. Santa Teresa di Lisieux ricorda il valore delle cose piccolissime offerte a Dio; Benedetto XVI collega l’infanzia spirituale alla capacità di dire Padre. Diventare piccoli, dunque, non è infantilismo, ma entrare nella relazione filiale vissuta da Gesù. Solo così il volto di Dio diventa più vicino, soprattutto quando ci chiniamo su chi rischia di perdersi.
Questa pagina evangelica corregge la fretta con cui talvolta rinunciamo agli altri. La pecora cercata dal pastore ci insegna a non diffidare troppo presto, a non abbandonare chi è in pericolo, e a condividere la gioia del Padre quando un piccolo viene ritrovato. Ogni gesto umile può diventare collaborazione con questa ricerca paziente, anche nei giorni più difficili della comunità.
«Sono un'anima piccolissima che può offrire a Dio solo cose piccolissime» (Santa Teresa di Lisieux)
«In cosa consiste esattamente essere un bambino? Nel senso di Gesù Cristo, significa imparare a dire “Padre”. Solo se conserva l'esistenza filiale vissuta da Gesù, l'uomo può entrare con il Figlio nella divinità» (Benedetto XVI)
«Gesù l'ha richiamato a conclusione della parabola della pecorella smarrita: «Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli» (Mt 18,14 ) (...)» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 605)
«Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10). Dunque, i bambini sono in sé stessi una ricchezza per l’umanità e anche per la Chiesa, perché ci richiamano costantemente alla condizione necessaria per entrare nel Regno di Dio: quella di non considerarci autosufficienti, ma bisognosi di aiuto, di amore, di perdono. E tutti, siamo bisognosi di aiuto, d’amore e di perdono! I bambini ci ricordano un’altra cosa bella; ci ricordano che siamo sempre figli: anche se uno diventa adulto, o anziano, anche se diventa genitore, se occupa un posto di responsabilità, al di sotto di tutto questo rimane l’identità di figlio. Tutti siamo figli. E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data noi ma l’abbiamo ricevuta. Il grande dono della vita è il primo regalo che abbiamo ricevuto. A volte rischiamo di vivere dimenticandoci di questo, come se fossimo noi i padroni della nostra esistenza, e invece siamo radicalmente dipendenti. In realtà, è motivo di grande gioia sentire che in ogni età della vita, in ogni situazione, in ogni condizione sociale, siamo e rimaniamo figli. Questo è il principale messaggio che i bambini ci danno, con la loro stessa presenza: soltanto con la presenza ci ricordano che tutti noi ed ognuno di noi siamo figli. (Francesco - Udienza generale, 18 marzo 2015)
Preghiere quotidiane
Incontri di preghiera e devozioni quotidiane