Letture cattoliche del 13 agosto 2026: Vangelo e meditazione
Le letture della Messa del 13 agosto 2026 raccolgono Scrittura, Vangelo e meditazione in un percorso di ascolto. Leggi con calma e lascia che il Vangelo orienti le scelte e la preghiera.
Celebrazione liturgica: Giovedì, XIX settimana del Tempo Ordinario
Riferimento del Vangelo: 19,1
Colore liturgico: Verde
Questo spazio aiuta a seguire le letture bibliche cattoliche, approfondire la liturgia e vivere il Vangelo nel quotidiano.
«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?»
Vangelo
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
»Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
Prima lettura
Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli. Tu, figlio dell’uomo, fatti un bagaglio da esule e di giorno, davanti ai loro occhi, prepàrati a emigrare; davanti ai loro occhi emigrerai dal luogo dove stai verso un altro luogo. Forse comprenderanno che sono una genìa di ribelli. Davanti ai loro occhi prepara di giorno il tuo bagaglio, come fosse il bagaglio di un esule. Davanti a loro uscirai però al tramonto, come partono gli esiliati. Fa’ alla loro presenza un’apertura nel muro ed esci di lì. Alla loro presenza mettiti il bagaglio sulle spalle ed esci nell’oscurità. Ti coprirai la faccia, in modo da non vedere il paese, perché io ho fatto di te un simbolo per gli Israeliti».
Io feci come mi era stato comandato: preparai di giorno il mio bagaglio come quello di un esule e, sul tramonto, feci un foro nel muro con le mani. Uscii nell’oscurità e sotto i loro occhi mi misi il bagaglio sulle spalle. Al mattino mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, non ti ha chiesto la casa d’Israele, quella genìa di ribelli, che cosa stai facendo? Rispondi loro: Così dice il Signore Dio: Questo messaggio è per il principe di Gerusalemme e per tutta la casa d’Israele che vi abita. Tu dirai: Io sono un simbolo per voi. Quello che ho fatto io, sarà fatto a loro; saranno deportati e andranno in schiavitù. Il principe che è in mezzo a loro si caricherà il bagaglio sulle spalle, nell’oscurità, e uscirà per la breccia che verrà fatta nel muro per farlo partire; si coprirà il viso, per non vedere con gli occhi il paese».
📜 Salmo responsoriale
R/. Proclameremo le tue opere, Signore.
Si ribellarono a Dio, l’Altissimo, e non osservarono i suoi insegnamenti. Deviarono e tradirono come i loro padri, fallirono come un arco allentato.
Lo provocarono con le loro alture sacre e con i loro idoli lo resero geloso. Dio udì e s’infiammò,
e respinse duramente Israele.
Ridusse in schiavitù la sua forza, il suo splendore in potere del nemico. Diede il suo popolo in preda alla spada e s’infiammò contro la sua eredità.
Alleluia, alleluia. Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo e insegnami i tuoi decreti. Alleluia.
Riflessione
La domanda di Pietro sul perdono nasce da una fatica molto concreta: fino a quando sopportare chi ci ferisce, ci irrita, ritorna con gli stessi limiti? Gesù risponde con la parabola del servo perdonato, mostrando la distanza tra la pazienza del re e la durezza di chi, dopo aver ricevuto misericordia, non sa offrirne neppure una piccola parte. Il centro non è una contabilità del perdono, ma la trasformazione del cuore davanti alla pazienza di Dio.
Perdonare non significa approvare l’ingiustizia o lasciare crescere il male. La fonte ricorda che occorre opporsi al male, anche con fermezza, quando la verità lo esige. Ma l’indignazione cristiana deve restare libera dall’egoismo e dall’ira cieca. La pazienza è dominio di sé, accoglienza misericordiosa delle contraddizioni, capacità di portare le molestie della vita senza diventare violenti. San Tommaso vede nella Croce l’esempio più alto di questa virtù; papa Francesco ricorda che il Signore attende fino alla fine, come mostra il buon ladrone. Ogni volta che torniamo al confessionario, scopriamo di essere stati perdonati ben più di sette volte. Da questa esperienza nasce la possibilità di sopportarci a vicenda e di offrire anche le fatiche quotidiane come sacrificio gradito a Dio.
Il servo spietato rivela quanto sia facile dimenticare il dono appena ricevuto. Per questo il perdono cristiano chiede memoria: ricordare la misura della misericordia di Dio impedisce al cuore di irrigidirsi e lo rende capace di guardare il fratello con maggiore verità. La pazienza del Signore diventa così scuola concreta per la nostra vita comune.
«Se cerchi un esempio di pazienza, troverai il migliore di tutti nella Croce. Grande fu la pazienza di Cristo in croce» (San Tommaso di Aquino)
«Il Signore si prende il suo tempo. Ma anche Lui, in questo rapporto con noi, ha molta pazienza. E ci aspetta fino alla fine della vita! Pensiamo al buon ladrone, che proprio alla fine, ha riconosciuto Dio» (Francesco)
«I laici (…) sono in modo mirabile chiamati e istruiti perché lo Spirito produca in essi frutti sempre più copiosi. Tutte infatti le opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e persino le molestie della vita, se sono sopportate con pazienza, diventano sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo; e queste cose nella celebrazione dell'Eucaristia sono piissimamente offerte al Padre insieme all'oblazione del Corpo del Signore (…)» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 901)
Preghiere quotidiane
Incontri di preghiera e devozioni quotidiane