Riflessione sul Vangelo del 15 ottobre 2026
Giovedì, XXVIII settimana del Tempo Ordinario
Versetto del giorno «Costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi»
Versetto del giorno
«Costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi»
Vangelo
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: «Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno», perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.
Riflessione
Gesù parla dei profeti e denuncia una contraddizione sempre possibile: costruire sepolcri a chi è stato rifiutato, mentre si continua a resistere alla parola che Dio manda. Il profeta non è una figura decorativa. Riceve un messaggio e lo esprime con parole e segni comprensibili al suo tempo, spesso scomodi. Proprio per questo viene calunniato, screditato, messo a tacere; poi, quando non disturba più, può essere onorato senza essere ascoltato davvero.
Il Vangelo ci chiede di non ridurre la profezia a memoria innocua. Nomi come Madre Teresa, Giovanni XXIII e monsignor Romero ricordano richiami concreti alla conversione, alla giustizia, alla carità e alla fedeltà al Vangelo. La domanda non è se li ammiriamo, ma se prendiamo sul serio ciò che ci hanno fatto vedere. Anche oggi si può togliere la chiave della conoscenza, impedendo ad altri di entrare, custodendo il sapere come privilegio o studiando le parole di chi disturba solo per screditarlo.
La tentazione spesso si presenta con apparenza morale: non invita subito al male in modo grossolano, ma finge di mostrare il meglio. Per questo è pericoloso giudicare le cose di Dio con ragionamenti puramente umani. Il Vangelo ci mette davanti alla responsabilità della nostra generazione, chiamata a rendere conto anche del modo in cui tratta i richiami ricevuti. Gesù, uomo perfetto, ci attira a seguirlo con la sua preghiera, la sua povertà e il suo abbassamento. Chiediamo di essere cristiani non solo di nome, ma nella vita, nei costumi, nella speranza e nella carità, capaci di accogliere la parola scomoda che salva.
Gesù parla dei profeti e denuncia una contraddizione sempre possibile: costruire sepolcri a chi è stato rifiutato, mentre si continua a resistere alla parola che Dio manda. Il profeta non è una figura decorativa. Riceve un messaggio e lo esprime con parole e segni comprensibili al suo tempo, spesso scomodi. Proprio per questo viene calunniato, screditato, messo a tacere; poi, quando non disturba più, può essere onorato senza essere ascoltato davvero.
Il Vangelo ci chiede di non ridurre la profezia a memoria innocua. Nomi come Madre Teresa, Giovanni XXIII e monsignor Romero ricordano richiami concreti alla conversione, alla giustizia, alla carità e alla fedeltà al Vangelo. La domanda non è se li ammiriamo, ma se prendiamo sul serio ciò che ci hanno fatto vedere. Anche oggi si può togliere la chiave della conoscenza, impedendo ad altri di entrare, custodendo il sapere come privilegio o studiando le parole di chi disturba solo per screditarlo.
La tentazione spesso si presenta con apparenza morale: non invita subito al male in modo grossolano, ma finge di mostrare il meglio. Per questo è pericoloso giudicare le cose di Dio con ragionamenti puramente umani. Il Vangelo ci mette davanti alla responsabilità della nostra generazione, chiamata a rendere conto anche del modo in cui tratta i richiami ricevuti. Gesù, uomo perfetto, ci attira a seguirlo con la sua preghiera, la sua povertà e il suo abbassamento. Chiediamo di essere cristiani non solo di nome, ma nella vita, nei costumi, nella speranza e nella carità, capaci di accogliere la parola scomoda che salva.
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«Cosa pensare di chi si adorna di un nome e non lo è? Così, molti si definiscono cristiani, ma non lo sono in realtà, perché non sono ciò che dicono, né nella vita, né nei costumi, né nella speranza, né nella carità» (Sant’Agostino)
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«È propio della tentazione assumere un’apparenza morale: non ci invita direttamente a fare il male, sarebbe troppo grossolano. Fa finta di mostrarci il meglio» (Benedetto XVI)
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«Durante tutta la sua vita, Gesù si mostra come nostro modello: è ‘l’uomo perfetto’ che ci invita a diventare suoi discepoli e a seguirlo; con il suo abbassamento, ci ha dato un esempio da imitare, con la sua preghiera, attira alla preghiera, con la sua povertà, chiama ad accettare liberamente la spogliazione e le persecuzioni» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 520)