Letture cattoliche del 31 luglio 2026: Vangelo e meditazione
Le letture della Messa del 31 luglio 2026 raccolgono Scrittura, Vangelo e meditazione in un percorso di ascolto. Leggi con calma e lascia che il Vangelo orienti le scelte e la preghiera.
Celebrazione liturgica: Venerdì, XVII settimana del Tempo Ordinario
Riferimento del Vangelo: 13,54-58
Colore liturgico: Verde
Questo spazio aiuta a seguire le letture bibliche cattoliche, approfondire la liturgia e vivere il Vangelo nel quotidiano.
«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua»
Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
Prima lettura
Dal libro del profeta Geremìa
All’inizio del regno di Ioiakìm, figlio di Giosìa, re di Giuda, fu rivolta a Geremìa questa parola da parte del Signore:
«Così dice il Signore: Va’ nell’atrio del tempio del Signore e riferisci a tutte le città di Giuda che vengono per adorare nel tempio del Signore tutte le parole che ti ho comandato di annunciare loro; non tralasciare neppure una parola. Forse ti ascolteranno e ciascuno abbandonerà la propria condotta perversa; in tal caso mi pentirò di tutto il male che pensavo di fare loro per la malvagità delle loro azioni. Tu dunque dirai loro: Dice il Signore: Se non mi ascolterete, se non camminerete secondo la legge che ho posto davanti a voi e se non ascolterete le parole dei profeti, miei servi, che ho inviato a voi con assidua premura, ma che voi non avete ascoltato, io ridurrò questo tempio come quello di Silo e farò di questa città una maledizione per tutti i popoli della terra».
I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremìa che diceva queste parole nel tempio del Signore. Ora, quando Geremìa finì di riferire quanto il Signore gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo arrestarono dicendo: «Devi morire! Perché hai predetto nel nome del Signore: “Questo tempio diventerà come Silo e questa città sarà devastata, disabitata”?». Tutto il popolo si radunò contro Geremìa nel tempio del Signore.
📜 Salmo responsoriale
R/. Nella tua grande bontà, rispondimi, o Dio.
Sono più numerosi dei capelli del mio capo quelli che mi odiano senza ragione. Sono potenti quelli che mi vogliono distruggere, i miei nemici bugiardi: quanto non ho rubato, dovrei forse restituirlo?
Per te io sopporto l’insulto e la vergogna mi copre la faccia; sono diventato un estraneo ai miei fratelli, uno straniero per i figli di mia madre. Perché mi divora lo zelo per la tua casa, gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.
Ma io rivolgo a te la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza. O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi, nella fedeltà della tua salvezza.
Alleluia, alleluia. La parola del Signore rimane in eterno: e questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato. Alleluia.
Riflessione
A Nazaret Gesù incontra ammirazione, ma non vera fede. I suoi compaesani conoscono la sua famiglia, la sua storia, la sua casa, e proprio questa familiarità diventa ostacolo. Invece di aprirsi al mistero, si scandalizzano. Il Vangelo mostra una difficoltà che resta attuale: parlare di Dio a chi ci conosce da sempre può essere faticoso, perché i difetti sono ricordati più facilmente delle virtù e la vicinanza quotidiana rende meno disponibili ad ascoltare. Anche chi ama il Signore può sentirsi respinto proprio dalle persone più care. Per questo la testimonianza in famiglia o nel proprio ambiente richiede più pazienza, più umiltà e una coerenza meno rumorosa ma più perseverante.
Gesù non reagisce con durezza; riconosce con triste dolcezza che un profeta è disprezzato nella sua patria e in casa sua. Questo atteggiamento insegna a non trasformare l'incomprensione in amarezza. Prima di parlare, occorre cercare una vita coerente, una santità umile che renda credibile la parola; e quando non siamo ascoltati, resta la preghiera perché la salvezza raggiunga chi amiamo. La fede è dono del Padre e nasce in un cuore che si lascia attirare verso Cristo. Anche una fede piccola può aprire spazio all'azione di Dio. Perciò continuiamo a testimoniare con pazienza, senza pretendere risultati immediati, affidando al Signore le case e le persone dove la sua parola sembra trovare più resistenza. L'annuncio più difficile non va abbandonato: va purificato dalla pretesa e sostenuto dalla carità. Dio sa aprire vie anche dove noi vediamo chiusura e freddezza del cuore umano.
«Un po' di fede può fare molto» (San Giovanni Crisostomo)
«La fede, che è come un seme nel profondo del cuore, sboccia quando ci lasciamo “attirare” dal Padre verso Gesù, e “andiamo a Lui” con il cuore aperto. E lì noi riceviamo il dono, il regalo della fede» (Francesco)
«Per il cristiano, credere in Dio è inseparabilmente credere in colui che egli ha mandato, il suo Figlio prediletto nel quale si è compiaciuto (cf. Mc 1,11); Dio ci ha detto di ascoltarlo (…) (cf. Mc 9,7)» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 151)
Nella Liturgia di oggi il Vangelo racconta la prima predicazione di Gesù nel suo paese, Nazaret. L’esito è amaro: anziché ricevere consensi, Gesù trova incomprensione e anche ostilità (…). I suoi compaesani, più che una parola di verità, volevano miracoli, segni prodigiosi. Il Signore non ne opera e loro lo rifiutano, perché dicono di conoscerlo già da bambino, è il figlio di Giuseppe (…) e così via. Così Gesù pronuncia una frase diventata proverbiale: «Nessun profeta è bene accetto nella sua patria» (…). Queste parole rivelano che l’insuccesso per Gesù non era del tutto imprevisto. Egli conosceva i suoi, conosceva il cuore dei suoi, sapeva il rischio che correva, metteva in conto il rifiuto. Allora possiamo chiederci: ma se la cosa era così, se prevede un fallimento, perché va lo stesso al suo paese? Perché fare del bene a gente che non è disposta ad accoglierti? È una domanda che ci poniamo spesso anche noi. Ma è una domanda che ci aiuta a capire meglio Dio. Egli, davanti alle nostre chiusure, non si tira indietro: non mette freni al suo amore. Davanti alle nostre chiusure, Lui va avanti. Ne vediamo un riflesso in quei genitori che sono consapevoli dell’ingratitudine dei figli, ma non per questo smettono di amarli e di fare loro del bene. Dio è così, ma a un livello molto più alto. E oggi invita anche noi a credere nel bene, a non lasciare nulla di intentato nel fare il bene. (Francesco - Angelus, 30 gennaio 2022)
Preghiere quotidiane
Incontri di preghiera e devozioni quotidiane