Vangelo di Oggi Lunedi, 2/11/2026
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Letture cattoliche del 18 novembre 2026: Vangelo e meditazione

Le letture della Messa del 18 novembre 2026 raccolgono Scrittura, Vangelo e meditazione in un percorso di ascolto. Leggi con calma e lascia che il Vangelo orienti le scelte e la preghiera.

Celebrazione liturgica: Mercoledì, XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Riferimento del Vangelo: 19,11-28

Colore liturgico: Verde

Questo spazio aiuta a seguire le letture bibliche cattoliche, approfondire la liturgia e vivere il Vangelo nel quotidiano.

Mercoledi Ordinary Time
18
Novembre 2026
Colore liturgico verde
Mercoledì, XXXIII settimana del Tempo Ordinario
Feria
❝ Alleluia, alleluia. Io ho scelto voi, dice il Signore, perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga. Alleluia.
Prima lettura Vangelo Alleluia
🟢 Paramenti verdi
100%
Versetto del Vangelo di oggi
«Fatele fruttare fino al mio ritorno»

Vangelo

Lc 19,11-28

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: «Fatele fruttare fino al mio ritorno». Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: «Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi».

»Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: «Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci». Gli disse: «Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città». Poi si presentò il secondo e disse: «Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque». Anche a questo disse: «Tu pure sarai a capo di cinque città». Venne poi anche un altro e disse: «Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato». Gli rispose: «Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi».

»Disse poi ai presenti: «Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci». Gli risposero: «Signore, ne ha già dieci!». «Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me»».

Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Prima lettura

Ap 4,1-11

Santo il Signore Dio, l’Onnipotente,Colui che era, che è e che viene! Io, Giovanni, vidi: ecco, una porta era aperta nel cielo. La voce, che prima avevo udito parlarmi come una tromba, diceva: «Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito». Subito fui preso dallo Spirito. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile nell’aspetto a smeraldo avvolgeva il trono. Attorno al trono c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; ardevano davanti al trono sette fiaccole accese, che sono i sette spiriti di Dio. Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo.

In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi, pieni d’occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: «Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!». E ogni volta che questi esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, per la tua volontà esistevano e furono create».

📜 Salmo responsoriale

R/. Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente.

Lodate Dio nel suo santuario, lodatelo nel suo maestoso firmamento.Lodatelo per le sue imprese, lodatelo per la sua immensa grandezza.

Lodatelo con il suono del corno, lodatelo con l’arpa e la cetra. Lodatelo con tamburelli e danze, lodatelo sulle corde e con i flauti.

Lodatelo con cimbali sonori, lodatelo con cimbali squillanti. Ogni vivente dia lode al Signore.

Gv 15,16

Alleluia, alleluia. Io ho scelto voi, dice il Signore, perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga. Alleluia.

Riflessione

Gesù racconta la parabola delle mine mentre sale verso Gerusalemme, là dove lo attendono la Passione e la Risurrezione. I discepoli immaginano forse una manifestazione immediata del regno di Dio; il Signore invece insegna loro il tempo dell’attesa responsabile. Il nobile parte, affida ai servi ciò che possiede e dice: fate fruttare fino al mio ritorno. I doni ricevuti non sono proprietà da custodire con paura, ma una consegna da mettere in circolazione.

Il servo fedele non inventa il regno con le proprie forze; semplicemente lavora con ciò che gli è stato affidato. In questo sta la serietà della vita cristiana. Talenti, tempo, intelligenza, fede, capacità di amare e di servire non possono restare avvolti in un fazzoletto, come se il Signore fosse un padrone duro da cui difendersi. La paura rende sterile il cuore; la fiducia, invece, permette anche a un dono piccolo di portare frutto. Perciò la misura decisiva non è il confronto con gli altri servi, ma la fedeltà al compito ricevuto.

L’attesa del ritorno di Cristo non autorizza curiosità inutili né calcoli sull’ora finale. Ci libera piuttosto dalla pigrizia spirituale. Ogni ambiente, anche difficile, può diventare luogo di testimonianza, perché nessuna situazione è esclusa dalla presenza del Signore. Il Vangelo ci chiede di prendere sul serio il presente: non per ansia di riuscire, ma per amore del Re che tornerà. Le speculazioni sul tempo del ritorno non fanno crescere il Regno; lo fanno crescere l’obbedienza quotidiana, il servizio e la perseveranza. Quando verrà, riconoscerà come amici coloro che hanno vissuto il tempo ricevuto come responsabilità e servizio.


Gesù racconta la parabola delle mine mentre sale verso Gerusalemme, là dove lo attendono la Passione e la Risurrezione. I discepoli immaginano forse una manifestazione immediata del regno di Dio; il Signore invece insegna loro il tempo dell’attesa responsabile. Il nobile parte, affida ai servi ciò che possiede e dice: fate fruttare fino al mio ritorno. I doni ricevuti non sono proprietà da custodire con paura, ma una consegna da mettere in circolazione.

Il servo fedele non inventa il regno con le proprie forze; semplicemente lavora con ciò che gli è stato affidato. In questo sta la serietà della vita cristiana. Talenti, tempo, intelligenza, fede, capacità di amare e di servire non possono restare avvolti in un fazzoletto, come se il Signore fosse un padrone duro da cui difendersi. La paura rende sterile il cuore; la fiducia, invece, permette anche a un dono piccolo di portare frutto. Perciò la misura decisiva non è il confronto con gli altri servi, ma la fedeltà al compito ricevuto.

L’attesa del ritorno di Cristo non autorizza curiosità inutili né calcoli sull’ora finale. Ci libera piuttosto dalla pigrizia spirituale. Ogni ambiente, anche difficile, può diventare luogo di testimonianza, perché nessuna situazione è esclusa dalla presenza del Signore. Il Vangelo ci chiede di prendere sul serio il presente: non per ansia di riuscire, ma per amore del Re che tornerà. Le speculazioni sul tempo del ritorno non fanno crescere il Regno; lo fanno crescere l’obbedienza quotidiana, il servizio e la perseveranza. Quando verrà, riconoscerà come amici coloro che hanno vissuto il tempo ricevuto come responsabilità e servizio.


  • «Quando il cristiano elimina il suo tempo sulla terra, si rischia di annullare il suo cielo» (San Josemaria)

  • «Qualsiasi ambiente, anche il più lontano ed impraticabile, può diventare un luogo dove mettere a frutto i propri talenti. Non ci sono situazioni o luoghi esclusi dalla presenza e dalla testimonianza cristiana.» (Francesco)

  • «(…) Ogni uomo si costituisce 'erede', ottiene dei 'talenti' che arricchiscono la sua identità e che deve portare a compimento. Infatti, bisogna affermare che ognuno ha dei doveri nei confronti delle comunità di cui fa parte (…)» (Catechismo della Chiesa Cattolica, nº 1.880)

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Preghiera411
8 hours fa
💬 Altro
Gesù, concedi perseveranza a coloro che attendono i risultati degli esami, il trattamento o una guarigione a lungo desiderata.
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Preghiera300
1 day fa
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Gesù, ispiraci a usare i nostri talenti per il bene comune e la gloria di Dio.
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Preghiera696
2 days fa
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Gesù, concedi perseveranza a coloro che attendono i risultati degli esami, il trattamento o una guarigione a lungo desiderata.
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Preghiera105
3 days fa
💬 Altro
Gesù, aiuta le società a difendere i nascituri, a prendersi cura degli anziani e ad onorare la sacralità di ogni vita umana.
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Preghiera724
4 days fa
💬 Altro
Padre, tienici fedeli nei piccoli compiti e fiduciosi nelle responsabilità che ci sono affidate.

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